Si vota davvero con la pancia?

Si vota davvero con la pancia?

Negli ultimi tempi si sente spesso dire che gli elettori “votano con la pancia” e che ci sono politici che “parlano alla pancia del paese”. In particolare dopo le ultime elezioni americane, con la vittoria Donald Trump negli Stati Uniti, uno dei concetti che è stato più volte ripetuto dai vari commentatori e giornalisti di turno è che si è trattato di un “voto di pancia”.

Ma è proprio vero che gli americani hanno deciso di votare con la pancia?

In effetti l’idea che le decisioni vengano prese con la pancia non è poi così strana. Utilizziamo infatti tutti quanti espressioni come “la mia pancia mi ha detto questo”, piuttosto che “me lo sento qui, nella pancia”, o ancora “ho scelto all’improvviso, è stato un impulso che mi è venuto dalla pancia”. Quando utilizziamo questo tipo di affermazioni è come se fossimo inconsciamente consapevoli (perdona il gioco di parole) che a livello viscerale, di pancia appunto, ci sia qualche forma di intelligenza che ci spinge a prendere un certo tipo di decisioni.

Per molte persone la pancia gioca un ruolo fondamentale nella presa di decisioni. Diversi  top manager o CEO affermano di prendere ogni giorno molte decisioni proprio con la pancia, e non solo con la testa! Lo stesso Donald Trump afferma in una famosa citazione, riportata nel bellissimo libro di G. Soosalu e M. Oka “mBraining – Armonizzare i 3 Cervelli”, che “L’esperienza mi ha insegnato alcune cose. Una è quella di ascoltare la pancia, non importa quanto una cosa suoni bene sulla carta”. Lo stesso Trump quindi è uno che decide spesso e volentieri di pancia. Possiamo ritenere senza ombra di dubbio che egli sia proprio un “uomo di pancia”, o come si usa a volte dire un “uomo di pancia e di sostanza”.

E quindi non dovrebbe sorprendere più di tanto che, nel momento in cui gli elettori si orientano verso una scelta dettata più dagli istinti che dalla razionalità, si siano sintonizzati in modo assolutamente naturale con l’archetipo dell’uomo di pancia.

Cosa avrebbe spinto le persone ad orientarsi verso una decisione di pancia?

Bisogna considerare che le neuroscienze hanno dimostrato in modo ormai inequivocabile che esistono delle reti neurali complesse sia all’interno del tratto gastrointestinale che anche nel cuore. Si tratta di veri è propri cervelli, in grado di processare le informazioni anche in modalità autonoma rispetto al nostro cervello nella testa. Il centro nervoso nella pancia ha in particolare il compito di proteggerci dai pericoli, di difendere la nostra identità (biologica) più profonda e di spingerci all’azione. Tutto ciò è confermato dal fatto che proprio nella pancia risiede la maggior parte del nostro sistema immunitario, il sistema difensivo che ha il compito di distinguere ciò che ci appartiene da ciò che non ci appartiene e di espellere gli “invasori” dal nostro organismo.

Credo che sia a tutti evidente il parallelismo tra quest’ultimo punto con i temi sollevati in campagna elettorale, in particolare rispetto all’immigrazione clandestina e alla criminalità. Ogni qualvolta si va a toccare questo tipo di argomenti è proprio la pancia ad attivarsi, più che la testa, perché questo fa parte dei suoi compiti dal punto di vista evolutivo!

Se analizziamo la sua sfidante Hillary Clinton, appare chiaro come qui siamo di fronte invece ad una persona molto più cerebrale, una persona quindi “di testa”. E se l’elettorato avesse scelto unicamente con la testa e con la ragione, avrebbe trionfato sicuramente lei, per un sacco di buoni e “ragionevoli” motivi: era la più preparata, conosceva meglio il sistema, aveva maggiore esperienza internazionale,….

La maggior parte dei commentatori politici non riesce ad afferrare proprio questo punto: la gente non vota quasi mai sulla base di motivi “ragionevoli”, dettati dalla testa. Le persone votano, e prendono le proprie decisioni in generale nella vita, soprattutto con la pancia e/o con il cuore. La testa viene utilizzata soprattutto dopo, per giustificare con tante belle parole una scelta che è stata già presa inconsciamente più in basso: nella pancia o nel cuore.

Oltre alla pancia quindi è anche il cuore ad avere un’influenza determinante nelle decisioni elettorali. Qui si tratta di un tipo di voto molto diverso: un voto per qualcosa, un voto dettato dai valori in cui ci riconosciamo maggiormente. Il cervello del cuore infatti ha il compito di elaborare tutto ciò che riguarda i nostri valori, le cose in cui crediamo davvero, ciò che ci sta proprio “a cuore”. E in questa campagna elettorale americana si è avuto, in entrambi gli schieramenti, soprattutto un voto contro qualcosa e contro qualcuno, non un voto per qualcosa. Quindi il cuore non ha trovato lo stesso spazio che ha avuto ad esempio con la prima elezione di Barack Obama nel 2008, il quale rappresenta proprio uno di quei leader capaci di parlare anche al cuore delle persone.

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